Risorgimento…da cosa?

Venezia, erede dell’impero bizantino che fu la parte orientale dell’impero romano, fu cardine tra oriente e occidente e la lingua veneta lingua europea ‘franca’ per un millennio, vale a dire fino ad inizio ottocento, un po’ come il francese per l’ottocento e l’inglese attuale.
I codici della navigazione marittima (e poi anche aerea) provengono da Venezia, l’architettura occidentale fa riferimento a Venezia (si pensi alla Casa Bianca americana), arte pittura sono focalizzate a Venezia (si pensi a San Pietroburgo), le notazioni musicali in tutto il mondo sono ancora in lingua veneta, intere Costituzioni (come quella americana) attingono dal diritto veneziano.Cavour-e-Vittorio-Emanuele-raixe venete
Che miseria, che orrore culturale, che ribrezzo umiliante, vedere trattata questa storia nei libri di testo scolastici (di stampo mussoliniano) con quattro righette e con la devastante definizione di “Repubblica Marinara”. E’ come se definissimo gli Stati Uniti del terzo millennio una “Repubblica Aerea”…
Ricordiamo infine, che Venezia era l’unica “Republica”, non certo perfetta pur nel contesto dell’epoca, fatto di regnanti, imperatori e tiranni.

La ‘pax’ veneziana garantì quattrocento anni di prosperità e ‘qualità della vita’ (per astuzia e interesse da mercanti, non certo per buonismo), anche per il popolino, ben maggiore che nel resto del mondo, pur nel contesto dell’epoca e di certo non senza ineguaglianze, ingiustizie e sfruttamenti.
I territori veneti divennero un campo di battaglia per le beghe tra regnanti europei e avventurieri Corsi (Napoleone). Tutti invidiosi della ricchezza di queste terre, con la mira di risolvere i propri problemi economici e finanziare le rapaci ambizioni.
Una beffa considerando che la Serenissima fu l’unico stato a restare neutrale di fronte a tutte le armate.

Le vicende napoleoniche e risorgimentali andrebbero, quantomeno, indagate con maggior serietà ed equilibrio.
Fatta a tavolino l’Italia degli intellettuali, dei faccendieri, dei politici e dei militari, bisognava fare gli italiani, ma su quest’ultimo punto non ci siamo ancora.
E’ questo un capitolo molto dolente, tutto da riscrivere, senza posizioni “da tifosi accalorati” tuttavia senza pregiudizi o minimizzando e denigrando posizioni storiche popolari, minoritarie o perdenti.
Ricordiamoci, tra le tante posizioni storiche risorgimentali, che vi furono “correnti di pensiero” che miravano ad una Italia quale “Federazione Cattolica” di coordinamento stretto tra Stati sovrani (Venezia, Papato, Borbonici e lo stesso Stato Sabaudo), in contrapposizione con posizioni ‘centraliste’ poi assunte (un po’ malvolentieri) dai Sabaudi. Qualcosa di più che “macroregioni”, più simile (in miniatura) al federalismo americano.
All’epoca il processo risorgimentale era definito dai Savoia come ‘la fusione’, il concetto di Unità d’Italia era ancora lontano e l’epopea ‘risorgimentale’ ha molto del romanticheggiare a posteriori.

Risorgere, da cosa?
Lo stato borbonico delle Due Sicilie era uno dei più evoluti nel panorama europeo, il papato faro religioso del mondo, Firenze uno scrigno d’arte e cultura, Milano si avviava a diventare una locomotiva industriale, Trieste effervescente intellettuale e sbocco al mare degli stati centrali, il Veneto pur dissanguato, massacrato, costretto all’emigrazione di molti contadini causa l’accanimento delle follie napoleoniche, era pur sempre ricchissimo e in grado di riprendersi se non fosse stato ‘giocato’ dalle ambizioni straniere e sabaude.
Più ragionevole pensare ad una federazione atta a dar forza al rispetto internazionale per salvaguadarsi dalle mire dei grandi stati imperialisti europei. Forse proprio questa la chiave per capire l’accanimento cumulativo contro i popoli italici. Una penisola indebolita e fragile, ma pur sempre temuta per la sua vitalità che le deriva dalla grande storia e dalla grande cultura.repubblica-nuovamente-proclamata-in-venezia

Andrebbe indagata con più cura e maggior rispetto la vicenda della Nuova Repubblica Veneta di San Marco di Daniele Manin, che non va inghiottita nei “moti risorgimentali” con i quali ha poco a che fare. Al forte Marghera combatterono a fianco degli insorti, contro gli Austriaci e contro i Savoia, truppe del Regno di Napoli e reparti Papalini.
Il processo risorgimentale che portò all’unità fu certamente manovrato da influenze esterne (Inglesi), macchinato da massoni e intellettuali, campo da gioco per pre-romantici faccendieri, atteso dai rapaci esattori (ma ottimi amministratori) Austriaci, guardato con sufficenza dagli ambiziosi Savoia (poi sanguinari nelle rivolte siciliane), ma fu anche processo abbastanza casuale che non risolse minimamente le questioni aperte e non vide una minima traccia di progettualità rivolta al futuro della popolazione lavoratrice e contadina. E di questo ne stiamo pagando le conseguenze.

Nel frattempo le guerre risorgimentali e la grande guerra (a quel tempo definita Guerra d’Europa) sono state combattute proprio su queste terre.
Dai contadini e dai braccianti agricoli (del nord-est e del sud) e a spese dei contadini.
E questo ci fa dire con forza “basta a questa contapposizione tra nord e sud”, sterile, inutile, o forse utile a qualcuno. Fortemente centralista, sul modello degli stati ottocenteschi. Vanno trovate motivazioni nel rispetto della storia, della cultura e delle tradizioni delle varie anime e aree d’influenza dei popoli Italici, tra i quali non esistono veri e propri confini, ma zone di osmosi.
E con questo torniamo al principio della nostra storia, quale modello di futuro, e possiamo guardare con ammirazione alle strutture politico/amministrative veneziane che nello Stato da Tera fatto di federazione di Comunità fortemente autonome (Cadore, Altipiani, Lessinia, Contee di Pianura, ecc.), quasi al limite dell’indipendenza (Patria del Friuli), avevano la loro forza.

 

fonte: magicoveneto.it

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