Regionali in Sardegna, massiccia presenza di liste indipendentiste

Tratto da www.lindipendenza.com

articolo di Federico Onnis Cugia

Alle 20 di lunedì sera sono scaduti i termini per il deposito delle liste per le elezioni regionali che si terranno in Sardegna il prossimo 16 febbraio. Forte è la presenza di liste indipendentiste, autonomiste o sovraniste: ben 13, che tenteranno di entrare nella massima assise sarda e magari elevare la loro presenza rispetto all’ultima consiliatura (dove tra i banchi sedevano x consiglieri indipendentisti: 5 del PSd’Az, 1 di Sardigna Libera).

sardegnaNella coalizione di centrodestra rinnova l’alleanza col governatore uscente Ugo Cappellacci il Partito Sardo d’Azione, 8 mesi dopo la sua uscita dall’esecutivo. Prima apparizione invece per la lista Zona Franca Randaccio, che prende il nome di Maria Rosaria Randaccio, che nei mesi scorsi ha guidato un forte movimento popolare che chiedeva l’instaurazione in Sardegna di un regime di zona franca integrale. Quella di Maria Rosaria Randaccio non è l’unica lista che rivendica la defiscalizzazione: alla tornata elettorale partecipa in solitaria anche il Movimento Zona Franca, che candida a governatore dell’isola Gigi Sanna. Il centrosinistra, che candida a presidente il professore universitario Francesco Pigliaru (dopo la rocambolesca rinuncia della vincitrice delle primarie Francesca Barracciu per lo scandalo sui fondi ai gruppi consiliari, per i quali l’europarlamentare di Sorgono è indagata per peculato), ospita nella sua coalizione il Partito dei sardi fondato dal consigliere regionale uscente del PSd’Az Paolo Maninchedda e da Franciscu Sedda.

Presenti col centrosinistra anche RossoMori e Irs, il partito di Gavino Sale, che per la prima volta si allea con dei partiti italiani. Da solo corre il Fronte indipendentista unidu, espressione della sinistra indipendentista, col candidato presidente Pier Franco Devias. Ritenta di diventare governatore dell’isola l’ex presidente Mauro Pili, deputato che dopo essere stato eletto con il Pdl ha lasciato il suo partito per fondarne un altro, di matrice identitaria, Unidos, lista che andrà a comporre la coalizione denominata Popolo sardo assieme a Fortza Paris e Soberania. Ma la vera novità è la coalizione Sardegna possibile e il suo candidato governatore, la scrittrice Michela Murgia, espressione delle tre liste ProgRes, Gentes e Comunidades. Chissà se “Kelledda” riuscirà a intercettare i voti abbandonati dal Movimento 5 stelle, che dopo essere stato il primo partito in Sardegna alle politiche del febbraio 2013 non si presenterà alle urne. Le spaccature tra due gruppi del movimento hanno portato Beppe Grillo a non concedere il simbolo, e nonostante il tentativo di una delle due fazioni di comporre una lista sotto il simbolo Nuovo Movimento Sardegna, questa non si presenterà non essendo riusciti a raccogliere le firme necessarie alla presentazione della lista. Riesce invece a presentarsi in extremis il gruppo del meet-up, grazie all’adesione tecnica al movimento del consigliere regionale PD Tarcisio Agus (consentendo così di evitare la raccolta firme), con la lista Iride, che presenta però candidati solo nella circoscrizione di Cagliari. Sarà assente per non essere riuscito a raccogliere le firme necessaroe anche Meris, il partito di Doddore Meloni, che candidava a presidente l’avvocato Cristina Puddu.

La forte presenza di partiti identitari è il segno di una crescente presa di coscienza che in Sardegna non si vedeva dagli anni ’80, quando al governo dell’isola c’era Mario Melis, che col Partito Sardo d’Azione aveva portato tra i banchi del Consiglio regionale ben 12 sardisti. Erano gli anni del vento sardista e fino ad oggi non si è più riusciti a ripetere quell’ondata di entusiasmo. Ma negli ultimi anni qualcosa è cambiato: le battaglie per la zona franca dentro e fuori il Consiglio Regionale, le azioni condotte dal PSd’Az e dal suo assessore ai trasporti Christian Solinas contro i monopoli del trasporto marittimo fino alla storica mozione per la dichiarazione di indipendenza del popolo sardo e la richiesta di un referendum consultivo in merito all’indipendenza della Sardegna (quest’ultimo bocciato per un solo voto) presentate sempre dal PSd’Az sono il segnale che qualcosa sta cambiando. Dopo Catalogna e Scozia, anche in Sardegna sta maturando quella voglia di autodeterminazione. Forse la strada è ancora lunga, ma il percorso è già tracciato.

 

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