Invidio la Spagna che festeggia i Mondiali con la bandiera catalana

Venerdì 23 Luglio 2010

Provo grande invidia per la Spagna. Gli spagnoli vincono i mondiali ed alcuni giocatori partecipano alle celebrazioni di casa avvolgendosi nella bandiera catalana. Josè Carreras è intervistato sulla vittoria delle Furie Rosse e risponde serafico che è sì contento, ma lo è molto di più perché ben otto giocatori sono del Barcellona e tra costoro cinque sono autenticamente catalani. E non si ferma qui. Aggiunge che presto spera di vedere ai mondiali di calcio la nazionale catalana. Spagna: terra di libertà. Libertà di pensiero, prima che istituzionale; libertà intellettuale, libertà di volare alle proprie radici autentiche senza timore di scontrarsi con l’ottusità del conformismo.
Tutt’altra musica nella trista Italia. Sarà un caso se gli spagnoli si sono immolati contro Napoleone mentre qui c’è una Milano che ancora lo idolatra ovunque? Vi immaginate cosa sarebbe accaduto se dopo i mondiali un Baggio, un Del Piero, o, nel nuoto, una Pellegrini, nel pattinaggio un Fabris, si fossero avvolti nel Leone di San Marco anziché nel tricolore? Vi immaginate se agli scorsi mondiali di calcio un qualche noto personaggio, veneto, della cultura o dello spettacolo avesse manifestato entusiasmo più per i veneti nella Nazionale che per altro, addirittura auspicando il prossimo avvento di una nazionale veneta? Apriti cielo!
Le coreute nazionalpopolari si sarebbero stracciate le vesti. Qualche imbecille avrebbe invocato l’intervento della magistratura per un qualche vilipendio, avrebbe scomodato il Piave, il Carso, la Resistenza. Che tristo paese! E il tutto basato su che? Così, rispondendo al lettore Santarossa sul giuramento di Perasto, non si può non constatare che Viscovich non ha mai pronunciato quella ridicola frase – “è la prima volta che l’Italia è costretta ad abbandonare queste terre” – né avrebbe potuto. Per Viscovich l’Italia era davvero nulla più che il sito geografico sul quale insisteva la Veneta Repubblica, così come era sempre stato. Ed egli come tale la cita, quando afferma che se “i tempi presenti” per “arbitri illegali” ed altre cause non “Te avesse tolto da l’Italia”, le sostanze, il sangue, la vita dei perastini sarebbero state in perpetuo per la Veneta Repubblica e sotto di essa si sarebbero seppelliti il loro coraggio, la loro fede.
Cita invece di continuo il Veneto Serenissimo Dominio, il Serenissimo Veneto Governo, il Veneto Gonfalon, la Serenissima Repubblica. Quella frase storicamente paradossale – l’Italia non esisteva, dunque non era mai stata in quelle terre – è un’affabulazione nazionalista che, tuttavia, se amareggia non stupisce.
Così insisto. Con Sean Connery (Scozia) e Josè Carreras (Catalogna) - passando anche per Pinault che a Venezia non espone mai la bandiera francese ma solo quella bretone accanto alla veneta - auspico anch’io di vedere gli atleti veneti agitare il leone di San Marco dopo una vittoria e di avere una squadra veneta sui campi internazionali. Basta che si legga di più. Piaccia o non piaccia alle tossine nazionaliste dell’antiquariato di otto e novecento. Non vi sono patrie piccole e patrie grandi. La Patria è come la mamma: una soltanto.

Renzo Fogliata



Articolo segnalà dal forumista: leonveneto
Fonte:www.ilgazzettino.it

23/07/2010 23.19.27

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