Intervista al Prof. Nikola Jaksic dell’Università di Zara

di Giorgio Martinic
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Il Professore emerito dell’Università di Zara, Nikola Jaksic (1949) dà raramente interviste alla stampa. Nella sua ricca carriera di quasi 40 anni di ricerca di qualificato archeologo, storico e storico dell’arte, fuori dalle newsletter professionali, riviste e mostre, quasi non ha avuto apparizioni sui media. Egli anche tra i colleghi è considerato il miglior conoscitore dell’arte medievale croata.
Egli e’ fondatore e membro del comitato della rivista europea più apprezzata e specializzata nell’arte medievale: Hortus Artium Medievalium, che esce regolarmente ogni anno dal 1995.
Il libro “Scalpellino nel servizio dell’evangelizzazione”, che è la ragione di questa intervista, porta Il sottotitolo “Studi di scultura preromanica sull’Adriatico”. Il libro ha un totale di 19 studi; alcuni studi sono stati scritti più di 30 anni fa, e alcuni sono stati appositamente scritti solo per questa versione.
Tra questi, particolare attenzione è rivolta ai due studi dedicati al Battistero del Principe Viseslav di Nona, noto da tempo nella storiografia croata come autentico monumento del battesimo dei Croati.
Le controversie degli esperti sull’origine del Battistero con il nome del Principe Viseslav sono durate più di 50 anni.
Lei afferma che non è un monumento croato e non ha nulla a che fare con i Croati. Com’è finito nel corpus della prima arte medievale croata?
– Il Battistero è stata visto la prima volta nel 1853 nel convento dei Cappuccini a Venezia. Quando e’ stato trasferito al Museo Correr di Venezia e’ divenuto noto al pubblico. All’epoca del Battistero scrivevano autori italiani che avevano trovato su di esso un nome slavo, che ha causato la necessità di un’interpretazione. La questione principale è chi è questo Viseslav? Era chiaro che il catino non era destinato al luogo in cui e’ stato trovato.nikola jaksic - raixe venete
– Ci sono state diverse interpretazioni, alcune includevano pure i principi russi, poi, sulla base di un manoscritto di Zara del 18° secolo, IL cosidetto “Annonim Filippi”, Giuseppe Ferrari Cupilli di Zara ha assunto che il fonte battesimale potrebbe essere originario di Nona (15 km a nord di Zara). Il Cupilli in questo manoscritto ha trovato informazioni che nel 1746 a Nona e’ stato trafugato un fonte battesimale con incisi iscrizioni e stemmi. La proposta di Cupilli e’ stata accolta calorosamente da Luka Jelic che ai primi del 20° secolo ha esplorato monumenti di Nona.
– Egli ha suggerito che questo (nome inciso) potrebbe essere la prova non solo che il fonte battesimale di Correra viene da Nona, ma che è anche il nome di un principe croato registrato nel 9° secolo (periodo) durante il quale è avvenuto il battesimo dei Croati.
La datazione del Battistero, quindi, non e’ in discussione, ma lo e’ la sua origine, cioè, la questione di chi lo ha fatto e con quali finalità?
– Esattamente. Datazione non significativamente sbagliato, perché lo è, in generale, del 9° secolo, tuttavia, più specificamente, ultimo quarto. Il problema è che Jelic voleva fortemente il battistero ancorare a Nona. Come capo della ricerca archeologica a Nona, Jelic nel 1911 ha pubblicato un rapporto secondo il quale ha trovato le fondamenta di edificio di Battistero vicino alla chiesa parrocchiale di oggi (che è una cattedrale medievale Nona) di forma in conformità con descrizione del manoscritto Annonim Filippi.
– Secondo la sua interpretazione, in questo edificio in cui i Croati accettato il Cristianesimo e’ stato ospitato il Battistero. Le ricerche archeologiche seguenti hanno dimostrato che tali strutture (architettoniche) a terra non esistono. Ma siccome Jelic, nella sua relazione, con fermezza l’ha “edificata” a Nona, il fonte battesimale e’ entrato nella storiografia come un fatto. In seguito, però, si scopre anche che Jelic ha inventato questa costruzione.
– A partire dal 1959 l’archeologo Mate Suic ha ricercato il luogo in cui Jelic ha segnato l’esistenza dell’edificio, ma non e’stato trovato niente. Il rapporto di Suic, purtroppo, non era particolarmente autorevole, perché nel frattempo le numerose opere storiografiche hanno ancorato il fonte battesimale a Nona.
– Nel 1984 l’archeologo Ivo Petricioli ne ha riscritto, concludendo che la posizione di Jelic e’ sbagliata e che non c’è praticamente alcuna prova che il Battistero provenga da Nona.
– Il Battistero, secondo me, era un tentativo dei Veneziani di convincere qualche Principe di garantire la sua protezione alle rotte commerciali marittime lungo la costa adriatica. Quello che è successo alla fine è difficile da dire. A mio parere questa azione veneziana e’ decaduta o e’ stata annullata, oppure qualcuno e’ morto. In piu’, sicuramente il Battistero non ha mai lasciato Venezia né e’ stato destinato a svolgere il suo ruolo.
Lei afferma che il bacino non è mai stato consegnata ed è rimasto a Venezia?
– Sì, e vi rimase fino alla II Guerra Mondiale, quando secondo l’accordo tra Pavelic e Mussolini e’ stato trasferito in Croazia. Oggi, esso e’ di proprietà dell’Accademia di Croazia, ed e’ esposto presso il Museo dei Monumenti Archeologici Croati a Spalato.
Chi era Viseslav?
– Non si sa. E ‘stato sicuramente un principe slavo, si legge nell’iscrizione.
Era un principe croato?
– Non è noto. Personalmente non credo.
Che altro si sa di questo Viseslav?
– Niente. Su di lui non ci sono dati.
E all’epoca potrebbe essere esistito un aristocratico croato di nome Viseslav?
– No.
Alcuni storici locali ancora credono a Luka Jelic, e siete accusati di mancanza di patriottismo e di coscienza nazionale. Come mai questa situazione?
– La storiografia è sempre così. Ogni storiografia, in particolare nei Balcani, prende bugie e finte costruzioni per giustificare alcune idee storiche o attuali aspirazioni politiche. Nella storia, per esempio, serba, ci sono una serie di esempi di tali mistificazioni (episodi e ritrovamenti inventati).
Per concludere: il Battistero di Viseslav non proviene da Nona, non è prodotto in Croazia, ma a Venezia: lo hanno fatto i maestri veneziani, probabilmente ordinato dai Veneziani e non destinato ai Croati?
– Sì, a mio parere, come ho già detto, è stato destinato a uno del Principato, sulla costa orientale.
Stiamo parlando del 9° secolo, e l’arrivo di Croati in questa zona come riferito E’ stato nel 7° secolo. Può essere letto dai monumenti di pietra la data dell’arrivo dei Croati in queste zone?
– Da questi monumenti no.
Qual è la data di battesimo dei Croati?
– L’inizio del 9° secolo, quando e’ avvenuto l’inserimento del Principato Croato come stato vassallo nell’Impero Carolingio.
Ci sono Croati prima in questa regione come un fatto etnico, territoriale o in altre parole?
– No. Il IX secolo è l’unico secolo sicuro per determinare l’inizio della presenza croata in questa regione. I Croati in questa zona vengono all’inizio del 9 ° secolo dalla Polonia, come un’oligarchia militare inviati da Carlo Magno nell’Adriatico nella lotta contro gli Avari.

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