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 STORIA VENETA
 Reitia
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caixine
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veneta
4409 Mesaji
Publicà el - 03/12/2008 :  17:50:17  Show Profile  Visit caixine's Homepage  Reply with Quote
Reitia
(teonimo e/o appositivo di teonimo del Santuario di Este):

Pora
(teonimo e/o appositivo di teonimo, Santuario di Este):

Immagini di Reitia:






L'oggetto in mano a Retia, sicuramente potrebbe essere associabile al falcetto neolitico che ritorna anche nelle rappresentazioni in epoca storica e cristiana, della morte come "vecchia con la falce".


Oppure come sostengono taluni, potrebbe essere associabile a una chiave che già in età del ferro venivano adoperate (forse anche in età del bronzo ?):

Chiavi retiche:

da : I veneti antichi di Prosdocimi e Fogolari:

da: I Reti, atti del simposio del 1993

Chiave di Tircania:


L'oggetto in mano a Reitia, potrebbe essere associabile anche a fulmini o saette (frecce) e/o a i serpenti,
da:
va' al sito: shardanapopolidelmare.forumcommunity.net/?t=18670275
va' al sito: shardanapopolidelmare.forumcommunity.net/?t=2944169

Immagini di altre antiche dee:

Zeus:

Contributi di vari studiosi sul nome Reitia:

Anna Marinetti
Culti e divinità dei Veneti antichi:
novità dalle iscrizioni (edizione 2008)
......................
L’onomastica delle iscrizioni di Lagole restituisce una forte componente celtica nella frequentazione del santuario; e così via.
Il caso dei nomi divini mostra caratteri parzialmente diversi: «l’individuazione culturale si esplica diversamente tra di loro [i.e. antroponimi, teonimi, toponimi], e ciò è ovvio; come pure è ovvio – ma con conseguenze enormi – che non esista, o che sia di tipo tutto particolare, la fisicità dell’individuo corrispondente al teonimo.
Come individuo, al teonimo non compete fisicità allo stesso titolo che agli antroponimi e ai toponimi: la fisicità qui è lo stesso che la culturalità, perché è la cultura che dà tutta l’esistenza... agli individui divini» (nota 7).
Il nome divino assume pieno significato, dunque, solo all’interno di un sistema ideologico (teologico in questo caso).
In questa prospettiva, l’“etimologia” del singolo teonimo – per quanto potenziale indice della sua sfera, almeno originaria, di riferimento – non è sufficiente a definirne la posizione nel sistema teologico, che dovrebbe essere recuperato nel suo insieme perché solo così si può restituire al teonimo il suo valore.
Come esempio può valere il caso di Reitia, teonimo variamente etimologizzato come derivato da *rekto-“dea che raddrizza”, *reito- “dea della scrittura”, *reito-“dea del fiume”: tutte interpretazioni ammissibili e giustificabili, con diverse argomentazioni, nel contesto; tuttavia solo quando si correla questo teonimo con altri può emergere la possibilità di recuperare i teonimi stessi come elementi funzionali ad un sistema; per l’esempio specifico, vi è una possibile solidarietà di funzione di tipo “poliadico”, nell'associazione tra teonimo/epiteto/nome del luogo, tra Reitia e divinità di altri siti veneti (vedi § 3.3).
.................................................
3.2. Divinità femminili e divinità maschili nel mondo veneto

Il tema richiederebbe una attenzione e un approfondimento adeguati alla sua importanza, per i quali non è questa la sede; mi limito pertanto ad alcune osservazioni che derivano da nuovi apporti dalle iscrizioni, e dalla revisione di alcune posizioni del passato.
L’esito associato che ne deriva sembra porre un’ipoteca – quanto meno dal punto di vista quantitativo – sul primato da sempre attribuito nel Veneto ad una divinità femminile, esemplata nella dea Reitia (Śainate Reitia Pora) del santuario di Este.
La figura di una grande dea femminile è di fatto un topos, quasi mai messo in dubbio almeno nella vulgata, e a metterla in evidenza concorrono in maniera considerevole non solo le dediche iscritte di Este, ma anche rappresentazioni figurative che trovano la loro espressione più nota nei dischi bronzei dall’area “plavense” (Montebelluna, Musile, Ponzano) raffiguranti una dea clavigera (nota 36).
In realtà, come ha acutamente sottolineato Loredana Capuis, sul piano delle manifestazioni religiose vi sono differenze che connotano le diverse aree del Veneto: «...l’area sudoccidentale, gravitante sull’Adige e sul territorio di controllo atestino, e l’area nordorientale, gravitante sul Brenta-Piave e sul territorio di controllo patavino (...); tra i dati di maggiore evidenza mi è sempre apparsa di primaria importanza la predominante componente femminile della prima zona rispetto alla prevalente, e pressoché esclusiva, componente maschile della seconda. Anomala mi appariva proprio la zona tra Brenta e Piave, sia per i dischi di Montebelluna che per una particolare tipologia di bronzetti di “figure-madri”, diffusa tra territorio patavino e frangia lagunare...» (nota 37).
La differenziazione in due grandi aree proposta dalla Capuis considera l’intero complesso delle forme di culto, e pertanto la prevalenza di femminile o maschile non guarda solo alle figure divine, ma anche alla frequentazione dei santuari, alla composizione del popolo dei devoti ecc. I nuovi dati non mettono in discussione questo quadro, ma piuttosto lo integrano, articolandolo ulteriormente.
............................................................
La semicità della radice/base è evidente: la posizione sul territorio come delimitazione deldi un territorio; questo si congiunge e completa la conclusione dei dati interni al venetico, per cui sainati- qualifica la divinità come “del luogo, poliade”.
In questa chiave propongo di riconsiderare anche l’occorrenza dell’epiteto sainati - a Este; qui sembra mancare la giunzione diretta del teonimo col toponimo, certa ad Altino, probabile a Lagole; tuttavia tra le diverse possibili etimologie del teonimo Reitia del santuario atestino (richiamate sopra al § 1) vi è, con possibilità non inferiori alle altre, quella che vede nel nome un derivato in -io- da *reito- = “fiume”(nota 52). Reitia come “ciò che è in rapporto con il fiume” potrebbe essere la trasposizione concettuale, diversamente lessicalizzata, del toponimo Ateste analizzato come ates-te “che è di contro = che sta sull’Ates (Adige)”; ciò nella prospettiva del fiume assunto quale riferimento centrale per l’insediamento che corrisponde a quello che sarà poi Ateste. Non è forse fuori luogo ricordare che il nome primario della divinità è Pora, già riportato alla stessa base del greco poros “passaggio”; il valore qui può essere riferito a molti significati ma, considerato il contesto fisico del santuario, si potrebbe richiamare il “passaggio > guado (del fiume)”, e cioè una specificità della località di cui non è necessario sottolineare l’importanza per l’insediamento circostante.
.....................................................
Nota 52:
Per il nome del “fiume” è riconoscibile una serie di forme dalla radice *rei-, con allomorfra derivativa: alla serie già individuata da SCHMIDT 1964 *rei-wo- latino rivus, *rei-ko- sloveno rjeka, *rei-no- celtico Renos è da aggiungere *rei-to-, che trova esiti in anglosassone riedt, ridte, albanese geg. rite.
Per il teonimo Reitia “le possibilità etimologiche sono più d’una:
dalla vecchia ipotesi di un collegamento con *rekto- che ne farebbe una sorta di Themis, o secondo una diversa interpretazione dell'aggettivo una dea salutifera connessa con il parto; a un *reito- ‘scrittura’ da una radice indeuropea *(w)rei- ‘intagliare > scrivere’; fino ad un (forse più probabile) *reito- ‘fiume’ (dalla stessa base di latino *reivos > rivus), per il collegamento con il corso d’acqua che scorreva in prossimità del santuario).
...


Dall'opera: Le origini delle lingue europee, del glottologo Mario Alinei, volume I, pp 522-523

Su Reitia e Pora



Dall'opera : Le Origini delle lingue europee, del glottologo Mario Alinei volune II
Esempi di stratigrafia lessicale celtica:
...
3.1.2. Natura

1) Il nome dell'«isola», esclusivo dell'area celtica: antico irlandese inis (in irlandese toponimo), scozzese innis, gallese ynys, bretone enez, dal celtico *inissi, forse da *eni-sti- «che sta in (acqua)» [Buck 1.25] ... ricorda l'etnonimo vei veneti: eneti.
2) Il nome della «sponda, riva, costa marina», esclusivo dell’area celtica e con significative differenze semantiche: antico irlandese tracht, trāg «spiaggia, costa», trāigim, irlandese traigh «riflusso della marea, spiaggia», gallese trai, treio «alta marea», gallese traeth «spiaggia, costa», bretone traez, treaz «sabbia» [Lewis e Pedersen 1961, 31; Buck 1.215, 1.27], bretone tre «bassa marea» [Le Dû com. pers.].
I termini sono affini al latino trahere, tractus, ma non sono prestiti latini.
3) Il nome esclusivamente celtico della «valle»: antico irlandese glend, glenn, irlandese gleann (> inglese glen), gallsese glyn tutti «valle», gallese glan «brink, sponda, costa», bretone glann «sponda fluviale» [Buck 1.24, 1 27]
...
6.5 Armi e guerra
6.6. Cavallo e cavalcatura
1) Uno dei principali contributi celtici alle lingue germaniche sta nel nome della nozione del «cavalcare», che risale al più presto al Calcolitico, e non al PIE, come vorrebbe la teoria tradizionale! [cfr. IEW 861] Si può partire dal nome celtico del «cavallo», rappresentato dal gallese gorwydd «cavallo», che si lascia confrontare con gallo-latino paraverēdus «cavallo da trasporto di riserva» (> it. palafreno), composto di veredus e della preposizione greca pará «accanto».
In area germanica, questo composto diventa il nome standard dell’animale in tedesco (Pferd) e in nederlandese (paard) (cfr. antico alto tedesco parafrid, da cui antico frisone palefrei, inglese palfrey) .
La forma base deriva da un *vo-rèdos [IEW 861] , dove vo- è il continuatore celtico di PIE *upo «sub» [IEW 1106], e *redos non rappresenta un PIE *reidb-, reidho- «viaggiare, andare a cavallo», come ipotizza Pokorny [IEW 861], bensì un’innovazione celto-germanica *reidb- *reidho-, rappresentata da tutta una serie di sviluppi: medio irlandese riad(a)īm «io viaggio», gallese rhwydd-hau «affrettarsi», gallico rēda «carro a quattro ruote», antico irlandesei dē-riad «tiro a due», gallo-latino rēdārius «guidatore di una reda» (cfr. toponimo gallico Eporēdia (Ivrea), antroponimo Eporēdorix), gallese arbrwdd «rapido», antico irlandese rēid «facile», antico gallese ruid, gallese rhwydd «facile, libero», antico bretone roed in toponimi, bretone rouez «raro, sparpagliato», antico irlandese rīad «viaggiare, andare a cavallo», antico irlandese ech-rad «cavalli»; antico islandese riða, anglosassone rīdan, antico frisone rīda, nederlandese rijden, antico alto tedesco rītan, tedesco reiten, tutti «andare a cavallo», anglosassone ridda, antico alto tedesco ritto, antico frisone ridder, nederlandese ridder, medio alto tedesco Ritter «cavaliere»; inglese road «via», antico alto tedesco reita, medio alto tedesco reite «carro, attacco militare», inglese raid «idem»; gotico ga-rais «preparato, destinato», inglese ready' «pronto», medio alto tedesco gereit, gereite «pronto, preparato», norvegese gereide «finimenti per cavallo», tedesco Gerät «strumento» ecc.; gotico ga-raidjan «preparare», medio alto tedesco (ge)reiten «preparare, ordinare» ecc.
Alla base di questa innovazione celtica ci sarebbero le formazioni *rē-, rə- e soprattutto *rēdh- «preparare», dalla radice PIE *ar- «adattare, preparare, calcolare», con [IEW 55, 59, 853].
...

5. Tratto dal lavoro del filologo semitologo Giovanni Semerano:
Le Origini della Cultura Europea

POPOLI E PAESI NEL SEGNO DEL LORO NOME

VENETICI

La storia di Livio comincia con la leggenda di Antenore che, a guida dei Veneti cacciati dalla Paflagonia, approda nella parte piú interna dell'Adriatico, occupa la regione allontanandone gli Euganei.
Dobbiamo subito rilevare col Prosdocimi (La lingua ventica,II, 235) che la tradizione classica su questo popolo è sotto l'influenza del cenno omerico (Il., 2, 851 sg.): «Pilemone guida i Paflagoni έξ Έυετών».
Strabone attesta anch'egli (I, 3, 21) `che gli Ένετοί sono passati dalla Paflagonia sulle rive dell'Adriatico.
Dagli Antenoridi di Sofocle il passaggio dì Antenore con gli Enetoi dalla Tracia verso Adria è stato orchestrato, al dire di Polibio (II, 17, 6), da tanti tragediografi.

L'etimo dei Paflagoni, gli abitanti della regione affacciata al Mar Nero e delimitata dal fiume Halys, a sud, è da ricercare in basi assire corrispondenti a baal-palag (quest'ultima base la ritroviamo in Pelagonia).
I Paflagoni sono " i dominatori delle vie d'acqua " e " i signori del mare ", il Mar Nero, dal quale, verso la fine del secondo millennio a. C. si diramano molte correnti di popoli e civiltà di influenza assira della Cappadocia.
Erodoto fa cenno dei Veneti dell'Illiria (' ‘Eνετοί ', I, 196) per rilevare la coincidenza di una stessa consuetudine fra loro e i Babilonesi.

Parlando dei Siginni (V, 9) dice che i loro confini si estendono sino a gli Eneti che abitano sull'Adriatico.

Strabone (C 553), sulla fede di Meandrio, conferma che gli ' Ένετοί ' provenienti dal Paese dei Leucosiri, cioè Cappadoci di origine assira, partiti da Troia, insieme coi Traci, approdarono e si stanziarono nella parte superiore dell'Adriatico.
Non si dimentica la testimonianza di Catone (in Plinio, N. h., III, 130-131) « Venetos troiana stirpe ortos ».

L'etimo di Ένετοί si richiama alla stessa base di greco Aίνος, latino Aenus, nome della città che, posta alla foce dell'Ebro, si può designare " la città del fiume ": cioè accadico ēnu, īnu, semitico ‘ain ( 'spring, river'), voce che torna nell'idronimo Inn, Aenus il fiume che segna il limite tra la Rhaetia e il Noricum. Il suffisso -to- (su cui cfr. Prosdocimi, II, p. 241 sg.) corrisponde ad accadico etû, itû (confine, regione, border, region, confines) e acquisterà un valore aggettivante di " appartenente a " implicito nel senso di 'adjacent to'.

Strabone stesso (7, 6.1) informa che Aenus (Eno) si chiamò già Poltyobria (Πολτυοβρία e che nella lingua dei Traci βρία significa città.
βρία, in effetti, corrisponde ad accadico bīrtu, ebraico bīrā (borgo, ' citadel, castle, fort ') e πόλτνς, Polti, nome del re trace, corrisponde ad accadico, antico babilonese pāltu (spada, ' a two-edged sword '), degno attributo e decoro di un antico re.
Quella parte della Cappadocia lungo il fiume Halys e lungo la Paflagonia usa due dialetti che abbondano di nomi paflagoni, come Bagas, Biasas, Aeniatēs, Rhatōtēs etc.
Questi due ultimi nomi richiamano Aenus, e Rhaetia.
Anzi Rhaetia conferma il significato del primo : " la terra del fiume ": accadico, antico babilonese rātum ebraico, aramaico rahaţ (corso d'acqua, ' Wasserlauf ').
Atōtēs è correzione errata del Reinach.

Il nome degli Ένετοί richiama quello degli Enieni, Ένιήνες; (Il., 2, 749) che il catalogo omerico, indica come genti della valle superiore dello Spercheo (Herod., 7, 132, 185); il suffisso –ήνες, corrisponde ad antico babilonese ēnum (signore, dominatore, ' ruler, lord '), sumero en.
Si assumono a confronto etnici simili, come Veneti, i Galli dell'Armorica (are mori = ad mare), tra la foce della Loira e quella della Senna.
Plinio (Nat. hist., IV, 105) associava all'Armorica anche l'Aquitania (acqua), la regione a sud della Garonna e Aquitania è da accostare etimologicamente ad Aquileia (dove l'aquila non ha nulla da vedere), congiunta alla laguna di Grado e al mare dal fiume Natiso; sono interessati anche gli Slavi Veneti, sul corso medio e inferiore della Vistola;
Venosta che dà nome al tronco superiore della valle dell'Adige, dalla sorgenti del fiume.
Occorre concludere che la costante del nome di fiume, assiro ēnum, è presente nell'etnico dei Veneti.

Il nome di Rhaetia è affine semanticamente al nome ladino Engiadina, Engadina, in cui En- corrisponde a greco έν, latino in, accadico in, ana; -gad- corrisponde ad accadico gādu (' at the side of '), ebraico gādā " riva ", ' bank of a river ').
Engadina è la valle superiore dell'Inn, fra le due catene delle Alpi Retiche, dalle sorgenti del fiume, non lontano dal passo del Maloggia.

Anche Noricum, in analogia con Veneti, rende il senso di terra del fiume: accadico nārum (fiume, ' river, canal, stream '); la stessa origine ovviamente ha il nome Naro, il Narenta, e Narona, che fu colonia romana in Dalmazia, sulle rive del Naro.
Le concomitanze, in particolare, con l'Asia Minore e l'occidente balcanico si estendono ad altri particolari.

Dardano, il capostipite dei Priamidi nella Troade, è autoctono per Omero; il suo nome corrisponde ad accadico tartānu (commander in chief).
I Dardani, in Illiria, divisi in tribù, tra le quali sono noti i Galabrii e í Thunatae, sono il popolo che ritroviamo in epoca classica ai confini settentrionali della Macedonia, sulle rive dei corsi superiori dell'Axius (Vardar) e della Morava, fra le sorgenti del Timacus (Timok) e del Drino (Drin).

Axius richiama il nome dell'Apsus della Troade e dell'Apsus illirico, accadico apsû (acqua profonda, ' deep water, sea, cosmic, subterranean water '), sumero ab-zu, dal quale nome derivano quelli di Japodi, Giapidi e Apuli, ma la sua origine è calcata: corrisponde alle basi di accadico agî-āsû (sorgente) : accadico agû (acqua) e āsû (` spring ').

Il nome del Timavo, Timavus, greco Tίμανος, non può disgiungersi da Timacus, il Timok, fiume della Mesia Superiore. Tale nome riaffiora in Timau, fiume dell'Alta Carnia, al valico di Monte Croce, dove dalla roccia scaturisce abbondante corrente, il Fontanone; accanto al fiume Cellina, sopra Maniago, fu rinvenuta un'ara votiva al Timavo, della fine della repubblica (v. Religione dei Venetici).

Gli abitanti dell'Istria, delimitati dal canale dell'Arsa (Arsia) e dal Timavo, sono popolazione di stirpe venetica che verisimilmente verso la fine del primo millennio penetra nella regione e occupa i castellieri, il più forte dei quali deve essere stato Nesazio sul Quarnaro.
Gli Istri non derivano il nome dalle basi che richiamano l'idronimo Istro (letteralmente ' anse, ritorni del fiume ') : accadico id (fiume, 'river '), calcato da āşû, āşītu (sorgente, ' spring, canal ') e tīru (ansa di fiume, ritorno, ' Windung ') : Istria, " l'ansa ", richiama basi semitiche: ebraico i ('coast-land ') con determinativo -eš, e tā'ar (' to turn round '), accadico tīru.

Nessun fiume più del Timavo merita la denominazione generica di Istro, di fiume che erra, scompare e ritorna.
I rapporti con civiltà preelleníche sono trasparenti nel mito degli Argonauti, di Medea e di Apsirto, localizzati alle foci del Timavo, a Pola, nelle isole del Quarnaro.
Pola è calcato su base come accadico palû (' rule, regde ' ; cfr. accadico bēlum, semitico ba’al : ' ruler ').

Fu rilevata opportunamente la presenza del radicale BEL- nei nomi di divinità celtiche (G. B. Pellegrini, La lingua venetica, I, p. 447) ma senza le necessarie implicazioni : Bel- corrisponde esattamente ad accadico bēl- (bēlu : signore : ' as a divine name or replacing a divine name ', CAD, 2, 191 sgg.) e il valore di " brillante " attribuito al radicale BEL non risolve alcun dubbio.
In etrusco Vel- corrisponde alla stessa base che si ritrova in Velatri, Velitri e Feltria con la seconda componente corrispondente ad antico assiro išri-, accadico ašru, ugaritico aţr, aramaico aţrā (luogo, ' piace, site, region, country ').
Bel-, Fel- in Fel- tria (Feltria, Feltre) indica nei toponimi posizione dominante su un luogo, su un corso d'acqua.

Il nome di Raetia Secunda fu gradualmente sostituito da Vindelicia, che fu derivato dagli idronimi Vindo, Vinda (Werlach), e Licias, Licus che con l'Isar (Isarus) e l'Inn (Aenus) percorrono la regione.
In realtà Vindelicia, Vindobona (Vienna), Vindonissa (Windisch), fortezza elvetica tra l'Aar e il Reuss, Vindalum, città dei Cavares, nella Gallia Narbonese, alla confluenza del Sulgas e del Rodano, scoprono la base Vind- corrispondente ad accadico id (fiume, divinità fluviale; ' river: as a divinity '; ' Fluss ') incrociatosi con la base corrispondente ad antico accadico (w)idum (' border, side '; ' Seite ').

L'idronimo Licias, che concorre a formare il nome della Regione, corrisponde ad accadico ālikum (che scorre, che va, 'der Gehende'): dal verbo accadico ālikum (andare, scorrere, ' gehen ': v. Flussigkeiten, 'Stròming'); cfr. alāktum (corso, via, 'Weg, Gang ').
Esaminiamo qualche idronimo relativo alla zona dei Venetici: L'Edrone è ricordato da Plinio, (N. h., III, 121) « ... Aedronem (Edronem) Meduaci duo ac fossa Clodia ».
La base originaria di Aedro, corrispondente ad accadico adû (acqua corrente); adû (lat. unda) e àru (scorrere, ' to go ').
Eliano testimonia Ήρέταινος, Retenone (oggi Retrone a Vicenza) di Ven. Fortunato, che corrisponde ad arittu-ēni (corso del fiume) : in apparenza sembra rappresentare la base di accadico adru (scuro, detto anche di tempo piovoso).


Dall'opera : «Le origini della cultura europea» del filologo Giovanni Semerano

RELIGIONE DEGLI ANTICHI ITALICI
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Nerio (Nerienis), Neriene (Nerienes), Neria significa la Nereide, Nēreine, in Catullo, è Teti: é il segno che l'antica divinità, Маrs era un dio delle fonti, dеllе acque, come mоstrа il canto dei Fratelli Arvali : Nerio deriva dalla base corrispondente ad accadico nārum (fiume, ' river '), a conferma, perciò, Moles dello stesso Marte, deriva da base corrispondente ad accadico malû (abbondanza, ' fullness ' :" colei che colma "), da accadico malû (‘ to be full, to fill up: sаid of containers, canals’ СAD, 10-, 174 sgg.); Maia di Vulcano è ipostasi dell'acqua: accadico mā’a, mā’u ( water ) e mostra che Vulcanus, divinità pluvia con l'attributo della folgore, deriva da base accadica come (leggi Vаlku) Malku-аnu (il re Anu) : mаlku ( king ) e Аnu (ipostasi del cielo, sky- god), che torna nel latino Ianus e in ianua (volta di una grande porta, di un portico).
......................................
La divinità italica la cui presenza offre una delle più ampie zone di irradiazione rivelatrici è Anaceta o Anceta del peligno Corfinium e di Sulmona; Anagtia, Angitia, che ha attributo diiviia nella sannitica Aesernia (Bott, I6): Stenis Kalaviis le offre un anello.
Anaceta o Аnceta reca un attributo Ker(r)ia e ha culto fra le donne (Bott., 124, 129, 130 etc).
Essa trova la sua perfetta identità con la divinità iranica Аnahita, paredra di Mitra, con onori di culto nell’Asia anteriore e con chiara influenza anche nel mondo religioso greco-romano.
È ormai noto che il suo paradiso appartiene ai cieli assiri.
Antonio Pagliaro scriveva : « è certamente dа riconoscere la suggestione di divinità assire ... , probabilmente Ištar, anch’essa dеа della fecondità, o fоrsе ‘Аnat’, come si vuole da altri, per l'affinità del nome.
Ma allora il significato оriginario che le si dà " senza macchia " non ha alcuna consistenza. Anahita significa ' colei che sta o viene accanto, сhe soccorre "; tale nome deriva dа due elementi corrispondenti аd accadico an (accanto, per, verso, ' to, top, toward ') e aḫītu (fianco, lato, ' side ') con frequenti esempi: аna a-ḫi-tu-šu ( ‘tritt’, vS, 20) che varrà per invocazione; ina a-ḫi-te ; ina a-ḫi-at awīlim (‘in dеr Umgebung des Menschen’).
Nella invocazione аd Аfrodite Saffo prega la dea di venirle accanto : τυĩδ’ ἕλθ’.
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Religione dei Venetici.
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L'opera (La Lingua Venetica, Le Iscrizioni e Gli Studi) che i due studiosi B. Pellegrıni e A. L, Prosdocimi hanno dedicato alla civiltà e alla lingua dei veneti antichi, aggiorna e rielabora con puntuale acribia « una documentazione d'inestimabile valоrе pеr la storia preromana del Veneto e dell' Italia antica». Lе Iscrizioni che vı sono raccolte e riedite illuminano l'ethnos di una popolazione Italica che ha lasciato segni di una facies culturale di antichissima tradizione . I culti e i sacrari atestini ai quali il Battaglia e il Ghirardini avevano dedicato ricerche e cure attentissime, ci fermano con una problematica riсca di implicazioni importanti. Ci basteranno alcuni accenni
per оrientare lo studio su alcuni elementi che pоtrebbero fruttare agli studiosi sollecitazione a nuove scoperte.

Reitia, dа un numero rispettabile di testimonianze risulta una divinità, il cui none appare da solo o con epiclesi.
Il Pauli fece derivare tale nome da *rekt- attraverso il passaggio fonetico -kt- > -ht- (rehtia-) o -kt->it (re.i.t-) e ne risultò una divinità del diritto.
Da Сonway Whatmough Reitia viene identificata con la spartana Όρθία.
Intuizione acuta fu quella del Whatmough che vı scorse gli elementi di divinità «salutifera», . Un attributo di Reitiа, Pora, viene glossato πανάχια, nel glossario di Filosseno, ciò che accentua i caratteri di divinità delle acque.
L'attributo Pora dunque corrisponde al medio babilonese būru (‘pit, ho1e, well, pond’) semitico bi’r, ebraico bōr (fonte).
E Reitia richiama inoltre gli attributi di Asklepios Orthios stando anche alle affnità tra la stipe atestina e i tipi di eх voto dedicati in Epidauro.
L’epiteto s’ainatei di Reitia fu ricondotto alla base del latino sano (cfr. accadico šanû : nel senso di ritemprare rinnovare ", ‘reparieren’); sono validi gli accostamenti аd Аrtemide, sulla scorta di Strabone che accenna al culto di Artemide etolica tra i Veneti (Strab, 5, 1, 9).
L'Altheim anzi vi riconobbe senz'altro Reitia.
Аrtemide, è chiarito dal suo ruolo di Britomarti, abbiamo visto che è, сome Afrodite, una originaria divinità delle fonti, dei fiumi (cfr. accadico būrtu: ‘source’ e mārtu fanciulla: feiminile di māru: ‘child’).
Alle оrigini del nome Reitia ci guidano le varianti di Όρθία che sono Fήορθε[ίαι] («IG», V, I, 252, del VI secolo a. С.); Βωρθείας (252 a) etc.; in iscrizione arcaicizzanti Fροθαίαι (n. 865, del II secolo a.C.), Βορθείας (864, 866).

Dа Strabone (VIII 362) sappiamo che il temenos della Όρθία fu chiamato λιμναῖον(cfr. Pausania, 3, 16, 7).
Occorre ricordare che ogni funzione salutifera, fin dalla più remota antichità, è connessa con le acque, della cui funzione Abano offre costante testimonianza .
È nota, peraltro, la scena della incubazione della donna neolitica della grotta di Malta.
Perciò Reitia ,[alla formazione del nome ha concorso la base antichissima corrispondente ad antico accadico rē’ītu, attribuito a Ištar, la dea della fecondità. Tale attributo significa letteralmente «la regina, la pastora»(Hirtin: v. Göttinnen, vS, 969 sg); è femminile di accadico rē’ûm, rējûm, antico accadico rē’ium (pastore, titolo di re e di divinità, ‘Hirte, von König, v. Göttern’ , ibid., 977 sgg) come in Omero ove Agamennone è pastore di popoli.
Accadico rē’itu, reat lo ritroviamo in Rea (Silva) e in ‘Ρέα ] che ricorda voce accadica rāṭu (corrente, condotto d’acqua, ‘gutter’), concorda semanticamente con la base Fορθαίαι (Όρθία, corrispondente ad accadico būrtu (‘waterhole, source, well, hole, pit’).

Questi richiami etimologici concordano con l’origine dell’etnico Veneti, Ένετοί.
Ένετοί, dalla base (w)ēnu (fonte, ‘spring’), col valore di popolo della regione del fiume. Ne deriva che S’ainatei, come attributo di Pora, corrisponde ad accadico ša īnāti ‘la divinità delle fonti’: ša è il tipico pronome determinativo accadico, con la componente īnāti plurale recente di īnu (‘spring’) semitico ‘ain: lo stesso valore originario del nome del dio celtico Belinus: bēl-īni (‘il signore della fonte’).
Il console C. Sempronio Tuditano dedicò al Timavo dei versi saturni che ricordano la sua vittoria sui Giapidi, nel 120 a.C.
Le antiche are votive, con dediche al fonte, il santuario di Diomede (attestato da un’iscrizione dell’epoca sillana: C.I.L.V, suppl. 380), τò Τίμαυον, descritto da Strabone, ogni particolare attesta il culto del Timavo, celebrato dai Carni, in connessione col fenomeno idrico. Il Timavo è uno dei fiumi più celebrati (da non dimenticare l'idronimo Timonchio a Schio di Vicenza); le sue voragini, le scomparse, e le riapparizioni del suo corso trovarono eco nei poeti. Ma la divinità Timavus, confusa con Diomedes, merita attenzione. Diomede, il mitico eroe greco, è originario della Tracia; di qui il suo culto col suo errare, si diffuse dall’Oriente, da Cipro, sino all’Occidente italico, a Turi, a Metaponto, a Taranto, a Siponto, a Brindisi, fra i Peucezi, nell’antica Umbria, fra i Veneti e nelle isole del Mar Jonio, tutte zone affacciate al mare o ai fiumi.
Strabone (5, 1, 9) segnala come fatto storico (la fonte è Timeo) gli onori resi a Diomede tra i Veneti che gli offrono in sacrificio un cavallo bianco (λευχòς †ππος αÙτῷ.
L’Alessandra di Licofrone, che attinge a Timeo, ha dato sviluppo a due note saghe. Anche in Tracia, come in Italia, al suo culto si accompagna come animale sacro il cavallo. Proprio come il culto di Posidone. Persino l’Avis Diomedea, un palmipide dell’Atlantico con abitudini pelasgiche, ci richiama al culto della divinità originariamente marina.
I cavalli di Posidone, è noto, simboleggiano le onde, anzi il dio fu celebrato come il creatore e il dоmаtоrе del cavallo. Altri intesero il cavallo come attributo di Posidone divinità ctonia, dеllе acque sotterranee. In Arcadia si attribuiva al Dio la creazione dell'invincibile destriero Areio, come in Сorinto la, paternità del cavallo Pegaso.
Dalla Tracia, di remota cultura mesopotamica, il mito di Diomede erra lontano mascherando un ben più antico e importante nome mitico, quello della importantissima divinità babilonese, ipostasi delle acque che circondano la terra, dеll’осеаnо primordiale, Tiāmat, una dei protagonisti divini del poema Enūma Elīš.
L'oscillazione del tema Tim-, Tem-, Tam- negli idronimi, richiama un remoto sincretismo Tiāmat con il nome del dio della vegetazione, Таmmūz, figlio della divinità Ea. I due boschetti sacri sul Timavo, di cui fa cenno Strabone, sono dedicati a due divinità originariamente ctonie, Нera di Argo e Artemide (v.) etolica.

Insieme con quello di Diomede, il mito del troiano Antenore spalanca orizzonti che si dilatano di là dalle sponde dell' Adriatico, dello Jonio e ricongiungono l'talia e l'occidente all'oriente in una delle sue proiezioni più ricche di avvenire.
Perché il nome di Antenore, dеll'еrое che per la sua pacata saggezza può dirsi il Nestore troiano, ha significati e valori reconditi che spiegano in parte gli sviluppi del mito orchestrato da Sofocle nel suo drаmmа, gli Аntenoridi, nel quale Antenore si esilia con i figli e con gli Eneti (Il., 851 sg.) dalla Paflagonia, passando per la Tracia e l’Illiria, nel Veneto, ove scaccerà gli Еuganei e fonderà Patavium, Padova.
Non per nulla i Romani si approprieranno della leggenda; in analogia con il nome del figlio di Venere, Enea, Aineias, originario aggettivo di una voce semitica che rende anche Venus, l'Afrodite romana, la dеа delle fonti, dalla base di accadico (w)ēnu, semitico ‘ain (sorgente, ‘spring’), il nome Antenore reca anch'esso un elemento idronimico che svela gli alleati Troiani della zona del Canale, dell'Ellesponto: Antenore, dunque, Άντήνωρ, corrisponde a accadico adi nāri (accanto al fiume: adi ‘up to, as far as’, cioè аn etî a riva : itu, etû limite, confine, riva, ' border, adjacent to ') e nāru (fiume, ' river '). Tale nome è la ennesima conferma degli apporti culturali еd etnici alle zone di influenza assira attraverso la Cappadocia e la Tracia verso il Veneto.
Tra le divinità dell'Istria preromana ricordate da Attilio Degrassi (Scritti vari di antichità, Trieste, 1971, p. 158 sgg.), Boria é stata identificata con Вora il vento ma che voto poteva avere sciolto Euancelus a questa divinità? Boria, il cui nome richiama l’attributo divino Pora, non deve avere avuto attributi diversi dalla divinità Ika Aug(usta), alla quale era dedicata un'ara scoperta a Pola nei 1954 e che era infissa sul fornice del cunicolo dal quale sgorgava l'acqua di una sorgente : « era considerata divinità ella sorgente » (ibid., 160) : Ikа corrisponde аd accadico īku (canale ‘Kanal’).
E così Bora corrisponde ad accadico būru (specchio d’acqua, ' pit, hole, well; pool ').
Altra divinità indigena Iria che la interpretatio romana assimila a Venere: Iria Venus, anchessa divinità delle fonti come Afrodite (v. Venere). Ira corrisponde ad accadico jarru (speccio d’acqua, ‘pond pool’), ebraico jeōr (‘use, river’ ).
L'antica divinità della regione, del Noricum, Noreia, protettrice dell’omonima città, fu accostata dai Romani аd Iside egizia, per l’importanza che nei culti di ambedue le divinità riveste l’acqua.
Impianti per il culto dell'acqua attestano nei santuari di Noreia tali prerogative : nel sacrario sull’Ulrichsberg, in quello di Hohenstein, in Carinzia, e infine nell'altro di Frаuеnbеrg, in Stiria. È quindi anche la dea dеllа floriezza, della fecondità della terra e dell’abbondanza : è rappresentata con la cornucopia nel recinto dеllе terme di Virunum. La cornucopia accompagna anche la divinità celtica delle fonti, Rosmerta (v.) paredra di Mercurio e assimilata a Maia, l’acqua fecondatrice (accadico mā’ū ( Water ').
E Noreia richiama la base di accadico nārum, ebraico nāhār (‘rıver, stream’).


La religione dei Celti
(Da: Le origini della cultura europea, di Giovanni Semerano; da pag 292 a pag 298)
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Rosmerta
II nome di Rosmerta, la divinità femminile di origine celtica, che ebbe culto in Gallia, paredra di Mercurio, fu aggredito con impegno rigoroso dai linguisti, ma con risultati deludenti. Fu escogitata una radice *smer che significherebbe lucido, brillante, oppure, abbondanza, oppure destino, con riferimento al greco moira.
Мercurio e Rоsmеrtа ripetono la coppia Mercurio-Maia еvосаtа da molte iscrizioni del territorio del Reno e della Mosella. È notevole l’osservazione che Rоsmеrtа e Maia nella iconografia sono intercambiabili.
Abbiamo mostrato che Mercurio è originariamente una divinità delle fonti l’antico sacello del dio, in Roma, presso porta Capena, sorgeva presso um fоntе alle cui acque erano attribuite virtù lustrali; соn l’acqua Мercuri i mercanti aspergevano le loro mercanzie per preservarle dа contaminazioni e deperimento.
Maia, la madre del dio, significa acqua e deriva dа una base corrispondente аd accadico mā’ū (‘water’).
Un attributo di Rosmerta è la cornucopia, simbolo dell’abbondanza che recano le acque fecondatrici. Sе il corno indica nella trasparenza simbolica i crescenti lunari, il nome di Rоsmеrtа significa, come quello di Brito-marti, la “vergine delle fonti” e deriva dalle basi corrispondenti аd accadico raḫāṣu (irrigare, ‘spülen’), ugaritico rḥṣ (‘to wash’), incrociatosi con la base corrispondente ad antico accadico rāsum, rāšum cananeo rōš nel significato latino di caput fontis (‘Ausganspunkt: v. Kanal’), e -mērtu-, -mārtu (vergine, fanciulla, ‘Mädchen, Tochter’), aramaico mārtā (signora, ‘Herrin’).
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va' al sito: it.youtube.com/watch?v=Hvy7MQqT2Vg

Sull'ipotesi di un'affinità fonosemantica tra l'etnonimo Reti e il teonimo Reitia::

da:


Da: Reitia, Dea dei veneti, di Piero Favaro


LA CHIAVE DI REITIA

La Chiave di Reitia è in realtà un caduceo stilizzato ed ha il potere di aprire agli iniziati i sette cancelli che conducono alle dimore dei Signori (i Titani).
La Dea creatrice creò le sette potenze planetarie e mise a capo di ciascuna un Titano e una Titanessa: Iperione e Tia al sole, Atlante e Febe alla luna, Ceo e Meti a mercurio, Eurimedonte e Temi al pianeta giove, Crio e Dione a marte, Oceano e Teti a venere, Crono e Rea a saturno. Il culto dei Titani è attestato nella regione adriatica dal culto tributato a Kronos (Saturno), il fratello di Rea venerato presso il Timavo.
Mentre Kronos giaceva con la ninfa Filira, arrivò Rea all' improvviso sicché Kronos si trasformò in cavallo e Filira, partorito il centauro Chitone, si mutò in un tiglio, l'albero della vita sacro ai Veneti.


Nell'anatomia occulta, la coppie di serpenti sul bastone è attorcigliata ai sette centri di forza localizzati lungo l'asse della colonna vertebrale e corrispondenti ai Titani. In Paflagonia il culto del serpente del dìo Asklepios faceva parte del culto ctonio già prima dell'arrivo degli Eneti, quando ancora la regione era abitata dalle popolazioni non indoeuropee (i Leucosiri).
A Babilonia il serpente aveva fatto il nido sotto le radici nell'albero della dea Inanna. ...
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Continuando, per ovvi motivi, includeremo i racconti mitologici legati ai vari dei del pantheon veneto: Apollo, Artemide Etolica, Era Argiva, Atena, Ecate. Dunque c'è moltissimo da leggere e meditare.
Senza contare la parentela di Reitia, dea madre dei Veneti, con i miti della grande madre anatolica.

Cibele è la grande dea dei Frigi, considerati da alcuni originari della Macedonia, messi in movimento dall'invasione illirica in certo qual modo legati alla cultura Lusaziana.
Il passaggio da Cibele a Rhea e da Rhea a Reitia, sia nel senso di trasmissione culturale che in quello prettamente fonetico, è possibile grazie all'anello di congiunzione scoperto nell'isola di Samotracia in forma del nome "Ρητια"/ Retia
(Ferecide di Siro, FGrHist 3 F 48).

Presso quest'isola del Mar Egeo nord-orientale si celebravano culti misterici terrifici in onore alla grande madre degli dèi, Rhea, e c'è un anello fondamentale in Retia quale compagna di Apollo: si racconta infatti del suo amplesso con Apollo da cui nacquero i nove sacerdoti Coribanti.
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Da: I Veneti Antichi di Aldo Luigi Prosdocimi e Giulia Fogolari


Statuetta bronzea raffigurante (... forse Reitia ?)


La chiave di Reitia, secondo il contributo di P. Favaro, la cui forma diverge da quelle raffigurate nei dischi bronxei:


Simbologia sciamanica:
va' al sito: it.wikipedia.org/wiki/Sciamano


va' al sito: it.wikipedia.org/wiki/Rilievo_Burney


seita / continua


sselboi


Modificà da - caixine el 13/12/2008 19:11:40

Titolo Autore Data - ora
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