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Sora l'etimoloja de DOXE:
ANNO 717 al 726 - ... con il nuovo Doge MARCELLO TEGALLIANO secondo Dux di Venezia. Anche qui la leggenda vuole che sia succeduto a Paoluccio Anafesto, ovvero, lo stesso "magister militum" che firmò con lui il trattato con LIUTPRANDO. Probabilmente, come Anafesto, Marcello è solo un frutto postumo della "serenissima" macchina propagandistica.
C'è chi sostiene che sia morto ad Eraclea nel 726 avendo dato origine alle famiglie Fonicalli e Marcello, chi invece, non sia mai esistito. Una cosa è certa che il "dux" romano, in questi tempi si stava trasformando in - "doge"- "duca" secondo l'etimologia fin qui adottata. Sull'etimologia però sorge un dubbio, come dire, se invece fosse derivato da un latino più tardo "doga"? il significato sarebbe diverso perché deriverebbe dal greco "doxi" che significa ricevere un incarico. Doxi e "Dux" era il condottiero imposto dall'imperatore, il "doge" invece veniva eletto dopo aver ricevuto il consenso della popolazione o di una parte di essa (dunque nulla a che fare con il "condottiero" romano, semmai a che fare con l'antica democrazia ateniese e veneta).
Sora ła łengoa venetega e i raporti dei veneti co Roma:
ANNO 500 a.C. - Sono di questo periodo le primi iscrizioni in lingua "venetica" (così si chiama, e non veneto che invece indica la regione).
Di iscrizioni ne esistono circa trecento e vanno dal V al I sec a.C.
Il linguaggio delle iscrizioni pur con molte presenze di osco-umbro e celtico, (la "o") e le isoglosse in comune col latino, conserva una caratteristica tutta indoeuropea, come le originarie aspirate all'inizio "o" all'interno della parola.
Molti studiosi (come sosteneva Polibio) ritengono il Venetico sia una lingua del tutto indipendente dalle altre italiche o celte. Curiosa anche la fine delle parole, che terminano non con la "m" come il successivo latino (breve la dominazione e quindi l'influenza - essa fu più subìta che accettata) ma termina sempre con la "n" greca-trace-balcanica.
ANNO 388 a. C. L'invasione gallica della Pianura Padana permette ai Galli di insediarsi fino a Verona, ma da qui iniziarono a guardare sia a sud che a est. Fu allora che i venedi si allearono con i Romani per combattere il comune nemico prima ancora che quelli invadessero i territori romani e le stesse Venezie. Questa fu un'alleanza temporanea, senza nessun patto giuridico. Anche successivamente pur non opponendosi a una certa penetrazione politica, culturale e militare romana, i venedi mantennero a lungo le loro tradizioni di popolo singolare, assimilando solo lo stretto necessario nella convivenza con i latini. Lo sviluppo di alcune strade ad opera dei romani - interessati per la posizione strategica del territorio - permise moltissimo questa convivenza, anche se l' assimilazione della civiltà romana fu piuttosto contenuta. Si prese solo ciò che era utile.
I pałifisi o pałafiticołi:
ANNO 2000 a.C.
- Una presenza massiccia di abitanti risale al bronzo finale.
Nello stesso periodo da ondate migratorie giungono in Grecia quei popoli che nella loro globalità Omero chiamerà Achei.
Questi verso il 1700 a.C. formarono nel Peloponneso la civiltà micenea. E dopo aver nel 1450 conquistato Creta, pose fine alla civiltà minoica e si sostituì ad essa nel predominio sul Mar Egeo, sulle isole e fin sulle coste dell'Asia Minore.
Sulla costa di quest'ultima, nello stesso periodo una città nel corso di vari secoli, aveva raggiunto il massimo splendore e potenza: Troia. Nel tentativo di impadronirsi di questo punto strategico per il passaggio dall'Europa all'Asia e quindi aprire nuovi sbocchi al commercio, gli Achei nel 1270 a.C. diedero origine allo scontro con la potente città asiatica, assalendola più volte (guerre di Troia) e, dopo averla conquistata, i Micenei raggiunsero il momento più splendido della loro potenza.
Pochi decenni dopo, proprio mentre gli Achei iniziarono a perdere la capacità d'iniziativa, subirono prima l'invasione dei Popoli del mare, poi nell' XI sec. a.C. l' occupazione graduale di popoli di stirpe indoeuropea - Dori nel Peloponneso, Ioni nell'Attica e nell'Eubea, Eoli nella Tessaglia e Beozia - che posero fine alla civiltà micenea.
Un periodo oscuro, definito da alcuni storici Medioevo Ellenico. Forse le migrazioni di questi nuovi popoli furono dovute a delle carestie nei loro territori.
E come se non bastasse, contemporaneamente o subito dopo, una grande peste colpì sia la Frigia che la Lidia.
E in un territorio dove non c'era altro che morte e più nessuna speranza di sopravvivere se non come schiavi o servi, chi aveva a disposizione navi emigrò in lungo e in largo nel Mediterraneo. Alcuni si diedero alla pirateria (le cronache egizie che conosciamo oggi, ne sono piene) mentre altri si misero a cercare terre da colonizzare nell'intero bacino Mediterraneo, inizialmente costeggiando l'Africa, poi inoltrandosi nei mari della penisola italica.
Oggi sappiamo che -oltre la carestia e la peste - da alcuni decenni c'era ben altro sul mar Egeo e in Asia Minore.
L'impero Ittita era stato sconvolto ed era in piena decadenza sotto gli Assiri.
Già nel 1190 a.C. con la distruzione di Hàttusas questo popolo era scomparso del tutto, mentre a Babilonia la fine dei Sumeri era avvenuta pochi decenni prima. Una "rivoluzione" traumatica di civiltà su tutto il Medio Oriente. E quindi di riflesso in tutto il mar Egeo e in Asia Minore.
ANNO 1400-1100 a.C. - Ma se le migrazioni via mare stavano avvenendo a sud-ovest, a nord altre migrazioni su terra erano già in atto da alcuni decenni, forse da circa tre secoli, con delle graduali occupazioni di territorio sui Balcani; alcuni in Illiria altri risalendo il Danubio dalle Porte di Ferro scesero prima verso l'attuale Belgrado poi verso l'Istria;
fanno parte di popolazioni di una civiltà ancora oggi del tutto sconosciuta: forse la Trace, che oggi sappiamo più antica e progredita di quella Mesopotamica e di quella Egizia. (?)
Il centro di questa civiltà, era nei pressi del Mar Nero e del Mar Caspio (con forti presenze alle foci di quel Danubio, che questi gruppi nell'arco di una ventina di generazioni, poi lentamente risalirono il corso - sono infatti molte le tracce di brevi insediamenti lungo il percorso di tutto il lungo corso medio e alto del Danubio).
Con gli ultimi scavi (del 1973-77) la datazione di alcuni interessanti reperti nei dintorni della foce del Danubio, nel mar Nero, risalgono al 5.000 a.C. Oggetti stupendi d'oro più antichi di oltre mille anni di quelli rinvenuti poi nell'antica Troia.
Nel corso degli scavi archeologici da lui iniziati, Schliemann ebbe proprio questo dubbio, che proprio la civiltà trace (stile nella costruzione di templi, architettura della casa, ornamenti, ceramica, monili in oro (e ignorava il tesoro di Varna scoperto solo nel 1973) avesse già fondato Troia 1500-2000 anni prima che la seconda ondata di stessi Traci (Achei) la distruggessero e invadessero.
Anche lo studioso Dimitar Dimitrov avanza l'ipotesi che i troiani siano da annoverare fra i primissimi emigranti traci in Asia Minore nordoccidentale che avrebbero attraversato in una precedente spedizione l'Ellesponto tra il IV e il III millennio a.C. . - E di questa data sono i primi villaggi palafitticoli poi abbandonati dai Traci nei successivi secoli.
Che fossero progrediti ce lo conferma ancora Omero, quando parla dell'eroe "trace" Reso, che ha un armatura e un "cocchio tutto d'oro", il "cavallo più bello del mondo", "veloce come il vento"; lo fa spuntare fuori come un mitico eroe di tempi remoti. Ma non sbagliava Omero con i "tempi remoti"! Accenna a un "trace", e proprio a Varna sul Mar Nero è stata scoperta una necropoli con oggetti (monili, scettri ecc. ) in puro oro a 24 carati, e una armilla a lamine d'oro, come quelle (Achee) della maschera di Agamennone a Micene. Soltanto che i reperti trace sono di 2000 anni prima della caduta di Troia, 1000 anni prima della colonizzazione della Grecia, dell' Argolide, dell'Attica, di Creta, della Tessalia, dell'Elide, e dell'Illiria.
E sempre a Varna scopriamo che non solo 4000 anni a.C. si era sviluppata l'agricoltura e l'allevamento del bestiame, compreso il cavallo; ma nacque quì la civiltà palafatticola;
la ceramica a stile geometrico e a vivaci colori; le più antiche pitture su pareti intonacate (mille anni dopo comparvero a Creta); i primi lavori di tessitura nel mondo;
il culto del toro (che riemergerà mille anni dopo sempre a Creta), che è diffusa già la metallurgia (il bronzo qui già noto nel terzo millennio a.C.) contemporanea con quella vicina di Hacilar in Anatolia);
comparsa di lucerne a triangolo equilatero;
e che l'incenerazione dei morti era una consuetudine trace (i famosi popoli dei Campi d'Urne non provenivano dunque dal centro nord Europa, ma -dopo aver risalito in Danubio dal Mar Nero - da questa antica civiltà che stiamo scoprendo solo ora nell'antica Tracia!).
Gli dei Zeus, Dionisio, Cibele, Apollo, Orfeo erano traci, e perfino l'Olimpo era Trace 2000 anni prima che sorgesse la civiltà greca. Sconvolgente poi il ritrovamento delle Tavolette Tartaria, con un alfabeto più antico di quello geroglifico egiziano e di quello cuneiforme sumerico, e come se non bastasse, il ritrovamento a Karanovo dei sigilli a cilindro usati poi 500 anni dopo dai sumeri e un po' più tardi dagli stessi egiziani (che imitarono adottando il bassorilievo tipicamente sumerico).
Insomma sembra che la cultura palafitticola provenga proprio dal Mar Nero
I romani ce ne diedero una vaga testimonianza storica quando (con una civiltà già scomparsa, già da 6-8 secoli cancellata dai greci "che saltando da isola a isola si gonfiarono come otri") conquistarono la Tracia, a cui diedero poi il nome Roma-nia. Ma gli scavi di oggi ci testimoniano che erano presenti le case su palafitte nel 4.000 a.C. (sono tutt'ora visibili a Varna- come sono visibili quelle di età più tarda in Italia a Ledro e altre località padane (1500-1300 a.C.) che hanno le stesse caratteristiche di costruzione, circolari o quadrangolari, quasi una accanto all'altra e abitandole costituirono questi singolari "architetti dei pali infissi", dei veri e propri raggruppamenti, dando vita alle istituzioni sociali ed economiche.
ANNO 1200 a.C. - Alcune di queste antiche popolazioni avrebbero in questo stesso periodo massicciamente colonizzato via mare le regioni dell'Adriatico settentrionale e, alcuni - via terra (risalendo il Danubio)- le regioni delle Venezie. La diffusione di una cultura palafitticola si diffonde su tutta la pianura veneta, nelle Valli e nei Laghi: Lago di Garda, Basso Veronese (Oppeano) ma soprattutto in quella zona che darà poi origine alla ricca Cultura d'Este (atestina). Nonché in altre zone come sul Lago di Costanza (detto anticamente "lacus venetus"- in latino venetus=azzurro - forse perché il colore azzurro era il colore nazionale dei veneti).
Altri insediamenti ai piedi dei colli Euganei, a Padova, Vicenza (lago Fimon), Altino, Montebelluna ed altre località.
Il sistema di bonificare il terreno mediante palafitte si perpetuò durante tutta l'età del ferro, e quasi sempre in prossimità di laghi, dove poi accanto in parallelo nascevano anche le prime strade, gli svincoli viari che portavano da un villaggio all'altro, anche lontanissimo.
Ma non è che gli autoctoni originari (cui si aggiunsero alcune popolazioni celte) vivevano nella grotte, ma già avevano i locali delle caratteristiche abitazioni, che però costruivano non a fondovalle, in pianura, nei terreni paludosi (per il continuo tracimare dei grandi fiumi) ma costruivano dei caratteristici edifici sulle alture, sui colli, chiamati "castellari" ("castelo" o "castellaro").
Tanti castellari costituivano dei villaggi, che erano spesso anche fortificati.
In seguito, quando le genti venete per sfuggire agli attacchi dei barbari cercarono rifugio nelle Insulae Venetiae, costruendo le loro abitazioni su palafitte, in piena laguna, non adottarono un mezzo di fortuna suggerito dalle contingenze del momento, ma usarono un sistema tradizionale, che nella pianura padana veneta come abbiamo appena detto, aveva origini antiche.
ANNO 1000 a.C. - I palafitticoli improvvisamente (e le motivazioni ancora oggi non sono del tutto chiare) abbandonano le valli e si concentrano sulla pianura Veneta dando origine alla cultura Polada. Molte le tracce della cultura Tracia (preromana) e Micenea.
La più singolare scoperta è il ritrovamento di un pugnale e asce di bronzo (i primi in quel periodo apparsi in Italia) di eccellente fattura. Quello rinvenuto a Peschiera ha la stessa foggia e caratteristiche di uno rinvenuto in una tomba di Micene (alla casa dell'olio - quindi entrambi databili nel 1500 a.C. - si possono oggi vedere in entrambe le due località). Ed è ancora singolare che nelle case su palafitte (soprattutto di Ledro, perchè il villaggio venuto alla luce dal lago è ancora integro) nelle anfore del 1000 a.C. ancora ben conservate, compaiono vinacce (la vite in Italia, in Francia, e in Germania era ancora del tutto sconosciuta - arrivò quindi dalle valli in Veneto, in Toscana verso l' 800-700 a.C. poi scese a Roma nel 600-500 a.C.). Inoltre (sempre a Ledro) compare il frumento di due specie, il Triticum csphaerococcum e il monococcum. Due ibridi che erano coltivati solo sul mar Nero e sul mar Caspio (il "paradiso" di tutte le specie di colture) non ancora presenti in Grecia, tanto meno in Puglia con i primi sbarchi dei greci, e del tutto sconosciuto questo tipo di grano nel centro Italia e negli Appennini umbro-bolognesi. A Barche di Solferino sono state reperite ben 6 varietà di frumento, delle quali una coltivata - ancora oggi - solo in India.
I palafitticoli di questo antico periodo già coltivavano la canapa, producevano i legumi, raccoglievano frutti, bacche di ogni tipo, ed era presente perfino la tessitura del lino. Già si prendevano cura degli animali; oltre cani, gatti, allevavano pollame, cavalli (i primi in Italia), asini, buoi, maiali, capre e pecore (quasi tutti questi animali domestici provenivano dal Caspio).
Ricavavano in questo modo il ricco fabbisogno alimentare, che non dipendeva più (già da un millennio) da una attività di caccia; infatti, le dispendiose energie nell'esercitarla infruttuosamente, perchè la selvaggina era piuttosto scarsa, furono per necessità tutte riversate nelle attività agricolo-pastorale e nell'artigianato, e iniziarono a formare in tal modo dei veri e propri villaggi, con gli abitanti diversificati nelle varie occupazioni e quindi con una ordinata gerarchia nei compiti.
E se dominante era quella della vita di gruppo nelle varie occupazioni agricole e artiginali, accentuata era quella della difesa, con la formazione di gruppi non più di cacciatori di animali, ma con il compito di difendere il proprio villaggio dagli assalti non rari degli abitanti di altri villaggi vicini, indigeni o di nuovi arrivati.
Da tutte queste considerazioni il grande studioso Zorzi (in "Preistoria veronese" e in "I palafitticoli nell'Italia settentrionale") giudica i palafitticoli come appartenenti ad una civiltà raffinata ed evoluta.
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Palafite de Ledro (Trentino)
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Mostra a Trento
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sselboi
Modificà da - caixine el 15/08/2008 08:30:08