Esce un film in veneto: “Nuvole di vetro”

Personaggi. Il poliedrico attore sarà presto in teatro a Noventa e a Camisano
Ed ecco Lino Toffolo regista
Firma un film in dialetto intitolato “Nuvole di vetro” 

«Un’avventura veneto-orientale con finale a sorpresa»

di A. Stefani
Vicenza. Quale Toffolo preferite? Il cabarettista di lungo corso o l’attore poliedrico? Il poetico cantautore e l’arguto scrittore? Il giornalista di costume o il comico stralunato? Se foste indecisi, tra poco avrete un’altra possibilità di scelta: Lino Toffolo regista cinematografico. Il film che ha appena ultimato s’intitola “Nuvole di vetro”, un prodotto rigorosamente autarchico, volutamente dialettale e destinato alle piccole sale, ai cineforum, ai club di appassionati.
«Ho cominciato a metterci mano – spiega il simpatico Lino, che a gennaio rivedremo in teatro sui palcoscenici di Camisano e Noventa – un paio d’anni fa, dando finalmente corpo a un’idea che coltivavo da parecchio. La spinta finale me l’ha fornita la possibilità della tecnica in digitale, che non richiede più l’impiego di troupe numerose e costose come una volta. È un racconto ambientato tra Murano e Venezia, dedicato ai miei concittadini e al resto del mondo, girato in mezzo alla gente vera, familiari compresi, senza alcun professionista tranne me».
– Sì, va bene, ma che storia è?
«Inizia in una “fornàsa”, una tipica soffieria artigiana, e io sono uno di quei vetrai che, mentre lavorano, chiacchierano dei loro problemi quotidiani. Succede però che un giorno, sul vaso al quale sto dando forma, io veda improvvisamente impresso il volto di una donna orientale. È qualcosa di più di un sogno, è un’apparizione che, per quanto mi sforzi, non riesco a spiegare agli altri. Poco tempo dopo, arriva in bottega una comitiva di turisti e tra loro sapete chi c’è? Proprio lei, in carne e ossa. Da lì avrà inizio un’ avventura che si snoderà tra il magico e il realistico, con un finale ovviamente a sorpresa. Ma, al di là della trama, intrigante è l’atmosfera che credo di essere riuscito a restituire, un continuo gioco di trasparenze e di specchi come quello dei riflessi sull’acqua o, appunto, su un vetro».
– E, in mezzo a tanto mistero, resta spazio o no per il tipico humour alla Toffolo?
«Naturalmente, figuriamoci. E in più, se me lo consentite, c’è pure un pizzico di ideale collegamento tra passato e presente, tra il dibattito odierno sulla Cina e la memoria del nostro Marco Polo. A proposito: la protagonista femminile, che interpreta appunto una cinese, in realtà è… giapponese, una mia conoscente di nome Seiko. Già, proprio come gli orologi».
– Ma girare un film è diventato così facile?
«Non lo è per niente. Dico solo che adesso esistono strumentazioni più agili e accessibili, tutto qua. Piuttosto la mia fortuna è sempre stata quella, durante le tante esperienze avute sul set – nell’arco d’un quarantennio ho recitato in ventisei pellicole, mica una, di interessarmi parecchio anche a quanto accadeva dietro la macchina da presa. Ho esordito negli anni Sessanta con Lina Wertmüller, e altrettanta buona sorte mi è toccata nel lavorare con maestri come Risi o Monicelli, Festa Campanile, o con Samperi, Mogherini, Pingitore, Martini. Oltre al sapere accumulato, qui ci ho messo il mio entusiasmo gettandomi a capofitto anche nel montaggio, fase tanto decisiva quanto difficile, difficilissima. Per le musiche mi sono affidato al maestro di casa, mio figlio Paolo, che saggiamente ha lasciato perdere Vivaldi e altri cliché veneziani per concentrarsi su una colonna sonora molto contemporanea, quasi atonale, senza peraltro perdere di vista i richiami alla classicità. Naturalmente non c’è doppiaggio, tutto è registrato in presa diretta, e l’andamento narrativo ha uno sviluppo “analogico”, immediato, senza retorica. Risultato, un’ora e un quarto in formato Dvd, altra novità. Io non ho paura dell’evoluzione tecnologica: demonizzarla mi sembra un espediente da artisti fasulli, o spompati».
– E adesso, che destino attende “Nuvole di vetro”?
«Non è certo un prodotto da grande distribuzione, ma da circuiti di cinefili, da festival, rassegne, e così via. Non vedo perché non potremmo proiettarlo, che so, persino durante serate organizzate al ristorante. Se serve, sono disposto a fornire anche… il pubblico!».

fonte: il Giornale di Vicenza

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